L’eredità permanente del coronavirus: “Danni a polmoni, cuore e cervello”

Per almeno sei mesi fiato corto, scarsa resistenza a compiere sforzi e, in alcuni casi, persino la necessità di riattaccarsi all’ossigeno una volta tornati e casa. Problemi respiratori che diventano cronici per il 30% dei pazienti che pensavano di essere usciti per sempre dal tunnel del coronavirus. A svelare l’eredità che lascerà il Covid-19 è la Società italiana di pneumologia, che ha messo a confronto i dati raccolti nel nostro Paese con quelli dei medici cinesi sui pazienti colpiti dal cugino del Covid, il coronavirus che diffuse la Sars nel 2003. Dal confronto vien fuori che a un adulto già colpito da polmonite causata dal virus possono servire da 6 a 12 mesi per il pieno recupero della funzionalità respiratoria. E in quasi un caso su tre potrebbero esserci alterazioni permanenti della funzione respiratoria, con segni diffusi di fibrosi polmonari. In pratica il polmone diventa rigido, con sintomi tipo affanno e stanchezza destinati a diventare permanenti. Generando una vera e propria nuova emergenza sanitaria per un Paese che di cronici ne conta già 24 milioni.

Leave a comment

COVID-19

La malattia provocata dal nuovo Coronavirus ha un nome: “COVID-19” (dove “CO” sta per corona, “VI” per virus, “D” per disease e “19” indica l’anno in cui si è manifestata). Lo ha annunciato, l’11 febbraio 2020, nel briefing con la stampa durante una pausa del Forum straordinario dedicato al virus, il Direttore generale dell’Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus.

SINTOMI

I sintomi più comuni di sono febbre, stanchezza e tosse secca. Alcuni pazienti possono presentare indolenzimento e dolori muscolari, congestione nasale, naso che cola, mal di gola o diarrea. Questi sintomi sono generalmente lievi e iniziano gradualmente. Nei casi più gravi, l’infezione può causare polmonite, sindrome respiratoria acuta grave, insufficienza renale e persino la morte.

MODALITÁ DI TRASMISSIONE

Il nuovo Coronavirus è un virus respiratorio che si diffonde principalmente attraverso il contatto stretto con una persona malata. La via primaria sono le goccioline del respiro delle persone infette ad esempio tramite:
la saliva, tossendo e starnutendo;
contatti diretti personali
le mani, ad esempio toccando con le mani contaminate (non ancora lavate) bocca, naso o occhi.

CHI É PIÚ A RISCHIO

Le persone che vivono o che hanno viaggiato in aree a rischio di infezione da nuovo coronavirus oppure persone che rispondono ai criteri di contatto stretto con un caso confermato o probabile di COVID-19. Le aree a rischio di infezione da nuovo coronavirus sono quelle in cui è presente la trasmissione comunitaria, locale o diffusa, di SARS-CoV-2. Queste vanno differenziate dalle aree nelle quali sono presenti solo casi importati.