Coronavirus, il 53% dei genitori torna al lavoro con le scuole chiuse: “Il bonus baby sitter non copre neanche un quarto delle spese”

Scuole e asili chiusi, ma i genitori – con le riaperture delle aziende e di alcune attività commerciali previste dal 4 maggio – dovranno tornare al lavoro. Il dilemma? Ma con i figli come si fa?. Insomma la Fase 2 mette in difficoltà molte famiglie con bambini che si ritrovano senza l’ausilio dei centri estivi e senza poter contare sui nonni. Una ricerca, commissionata da Yoopies – piattaforma internazionale di incontro fra domanda e offerta di assistenza all’infanzia e servizi alla famiglia – ha chiesto alla sua community di famiglie come affrontano la situazione.

Dai dati emersi dallo studio Yoopies, durante il confinamento in circa l’87% dei nuclei familiari analizzati almeno uno dei due genitori è potuto rimanere a casa, potendosi quindi occupare dei bambini. Solo nel 13% dei casi, entrambi i genitori hanno continuato a lavorare fuori casa, in quanto lavoratori dei settori essenziali. Analizzando poi l’orizzonte temporale post confinamento, dal 4 maggio in avanti, le famiglie prese in esame si dividono in due gruppi: il 53% in cui entrambi i genitori dovranno tornare a lavoro e il 47% in cui uno dei due genitori potrà rimanere a casa con i bambini, lavorando in smart working o senza lavorare causa sospensione dell’attività lavorativa.

Senza asilo e scuola, famiglie senza piano B per i genitori che dovranno tornare al lavoro fuori casa, fra le soluzioni per la gestione e la cura dei figli emergono: il ricorso ad una baby sitter (50%), l’aiuto di amici e parenti (30%) e rimane fuori il 20% dei genitori che dichiara di non aver ancora trovato una soluzione e di star pensando all’estrema possibilità di sospendere ulteriormente la propria attività lavorativa (pesando ancora di più sul bilancio familiare già messo in crisi dal confinamento).

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