Coronavirus, i coniugi di Wuhan guariti a Roma: «Quei medici ci hanno dato una seconda vita»

Stanno per lasciare l’Italia la Signora Hu e il marito, il Signor Liu, per tornare in Cina, dopo il loro calvario con il Covid-19. La coppia, originaria di Wuhan, arrivata a Roma per un viaggio alla scoperta dell’Italia, era stata ricoverata all’Istituto nazionale malattie infettive Lazzaro Spallanzani il 29 gennaio e ora sta bene, dopo aver concluso anche la riabilitazione motoria al San Filippo Neri.

Cosa vi resta dell’Italia e che messaggio vi sentire di dare a chi combatte ancora il virus?

«La nostra conoscenza dell’Italia prima era limitata a quello che avevamo letto sui libri di scuola: sapevamo che è la culla del Rinascimento e conoscevamo Leonardo, Michelangelo. Mentre dell’Italia contemporanea sapevamo soltanto che ci sono la città del romanticismo e la capitale della moda. Durante la degenza allo Spallanzani abbiamo vissuto un salvataggio di emergenza e le cure attente del personale medico, mentre al San Filippo Neri abbiamo fatto la riabilitazione. Tutta questa esperienza ci ha permesso di comprendere molto meglio lo spirito del vostro Paese. Siamo rimasti colpiti dal sistema sanitario e assistenziale italiano e dall’alto livello del servizio medico, nonché dal lavoro responsabile e dall’umanità del personale sanitario. Al San Filippo Neri il dottore che ci seguiva ci ha detto che per lui il nostro caso non era solo una questione medica, ma che era sua responsabilità cercare anche di tenerci su di morale. Ci hanno aiutati a trascorrere il compleanno organizzando una piccola festa con tanto di torta, fiori, cioccolata e biglietti di auguri. Ne siamo stati davvero commossi. Al contempo, abbiamo potuto toccare con mano l’umanità che anima il personale medico-sanitario italiano: a prescindere da quali siano le loro mansioni, sono sinceri e positivi. Con il sistema sanitario completo di cui dispone, con l’autodisciplina dei cittadini e con l’aiuto degli altri Paesi, siamo convinti che l’Italia vincerà questa lotta difficile e, giorno dopo giorno, ne uscirà. Al contempo, per giungere a una comprensione completa del Covid-19, è necessario un percorso condiviso, affinché tutti i Paesi mettano insieme le informazioni e affrontino uniti la pandemia».

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COVID-19

La malattia provocata dal nuovo Coronavirus ha un nome: “COVID-19” (dove “CO” sta per corona, “VI” per virus, “D” per disease e “19” indica l’anno in cui si è manifestata). Lo ha annunciato, l’11 febbraio 2020, nel briefing con la stampa durante una pausa del Forum straordinario dedicato al virus, il Direttore generale dell’Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus.

SINTOMI

I sintomi più comuni di sono febbre, stanchezza e tosse secca. Alcuni pazienti possono presentare indolenzimento e dolori muscolari, congestione nasale, naso che cola, mal di gola o diarrea. Questi sintomi sono generalmente lievi e iniziano gradualmente. Nei casi più gravi, l’infezione può causare polmonite, sindrome respiratoria acuta grave, insufficienza renale e persino la morte.

MODALITÁ DI TRASMISSIONE

Il nuovo Coronavirus è un virus respiratorio che si diffonde principalmente attraverso il contatto stretto con una persona malata. La via primaria sono le goccioline del respiro delle persone infette ad esempio tramite:
la saliva, tossendo e starnutendo;
contatti diretti personali
le mani, ad esempio toccando con le mani contaminate (non ancora lavate) bocca, naso o occhi.

CHI É PIÚ A RISCHIO

Le persone che vivono o che hanno viaggiato in aree a rischio di infezione da nuovo coronavirus oppure persone che rispondono ai criteri di contatto stretto con un caso confermato o probabile di COVID-19. Le aree a rischio di infezione da nuovo coronavirus sono quelle in cui è presente la trasmissione comunitaria, locale o diffusa, di SARS-CoV-2. Queste vanno differenziate dalle aree nelle quali sono presenti solo casi importati.