Coronavirus Fase 2: a Torino l’assalto ordinato al parco

«Libertà» grida il ragazzo che imbocca il primo viale vicino al Po e lascia per un attimo il manubrio per allargare le braccia al cielo di una Torino che sembra già vivere i primi giorni d’estate. Ferma la bici a una manciata di metri da una coppia che lo osserva e ride dietro le mascherine. «È un mese che non tiravo fuori la bici, mi viene quasi da piangere». Nel primo giorno in cui la città riassapora, tra mille limiti e divieti, il lento ritorno alla normalità, il Valentino diventa il simbolo della ripartenza. Il grande parco che circonda il centro, guardato a vista da decine di pattuglie, archivia il deserto degli ultimi mesi e si riempie di gente. Sportivi, coppie che passeggiano e tante famiglie, finalmente libere di poter lasciar sfogare i bambini lontano da quelle mura di casa diventate, ormai per tutti, strettissime. Fine della quarantena e dell’isolamento forzato da coronavirus. Fine del lockdown, ma con responsabilità.

Perché il secondo giardino di Torino non si fa certo impressionare da qualche centinaio di persone. Che quando l’orologio segna le tre del pomeriggio – e il termometro supera i 25 gradi – ancora non cedono a pic nic e ai tanto temuti assembramenti. Certo, a guardar bene qualcuno che si è fermato a sostare sulle panchine lo trovi. Come la signora Mara, che giura di essersi fermata giusto un attimo con il marito «dopo due ore di passeggiata. Adesso ce ne torniamo a casa, non abitiamo lontano. Alla nostra età ci stanchiamo in fretta – dice – ma il Valentino finalmente riaperto non ce lo potevamo lasciar scappare. Torneremo tutti i giorni, come facevamo prima di questo maledetto virus».

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