Coronavirus: così l’Europa sottovalutò il rischio pandemia tre giorni prima del caso Codogno

In Europa sono già stati diagnosticati 45 contagi da coronavirus, tutti importati, tra cui i due turisti cinesi a Roma. Un turista cinese originario di Wuhan è morto a Parigi. L’Ecdc ha studiato questi casi, ma sottolinea che le infezioni locali “sembrano essere lievi”, oltre che poche e localizzabili. L’organismo perciò classifica il rischio per la popolazione come “basso” e il rischio per il sistema sanitario come “basso o moderato”.

Sottovalutano i rischi per la popolazione europea, non ritengono necessario prevedere test per cercare di capire se è già iniziata la trasmissione a livello nazionale del Covid 19 né si preoccupano di procurarsi i mezzi per affrontare il virus o di delineare un piano di contenimento.

Rappresentanti di Paesi come Austria e Slovacchia mettono in guardia dal rischio di terrorizzare la popolazione, mentre il delegato spagnolo invita a non “stigmatizzare” chi si sottopone a tamponi. Solo l’esponente tedesco esprime dubbi sulla strategia di contenimento seguita fino ad allora: “Non ha funzionato perché le malattie non rispettano i confini”.  Propone perciò di discutere eventuali “raccomandazioni”, ma l’appello sembra cadere nel vuoto.

L’italiana Declich si chiede “se gli asintomatici possano trasmettere la malattia e se vadano messi in quarantena”, ma non si decide nulla in merito. Prova inoltre a far presente che più diventeranno i dati a disposizione più tutto potrebbe cambiare. “E questo – aggiunge – può accadere molto rapidamente, con un impatto significativo”. Suggerisce comunque, infine, di attenersi alle linee guida dell’Oms.

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